COMUNE
DI BRIVIO

INDAGINE PRELIMINARE SULLO STATO DI QUALITA’
DEL TRATTO DI
FIUME ADDA IN COMUNE DI BRIVIO
Dicembre 2003
Dr. A.Negri
INDICE
1- Introduzione---------------------------------------------------------- 4
2 - Materiali e metodi-------------------------------------------------- 5
2.1 Individuazione dei punti di campionamento------------------- 5
2.2 Indagini sulla qualità dell’acqua-------------------------------- 7
2.3 Metodologie analitiche-------------------------------------------- 8
2.3.1 Parametri fisico-chimici--------------------------------------- 8
2.3.2 Parametri biologici-------------------------------------------- 11
3 – Risultati------------------------------------------------------------- 12
3.1 Stato di qualità dell’acqua-------------------------------------- 12
3.1.1 Lago di Garlate------------------------------------------------ 12
3.1.2 Adda------------------------------------------------------------ 17
3.1.3 - Confronto lago di Garlate - Adda------------------------- 40
3.2 Zooplancton------------------------------------------------------- 43
3.2.1 Lago di Garlate------------------------------------------------ 43
3.2.2 Adda------------------------------------------------------------ 45
3.2.3 Confronto tra Garlate e Brivio------------------------------ 53
3.3 Macroinvertebrati bentonici------------------------------------ 55
3.3.1 Zona profonda------------------------------------------------- 55
3.3.2
Zona litorale-------------------------------------------------- 58
3.4 Popolamento ittico----------------------------------------------- 60
3.4.1 Indagine con ecoscandaglio--------------------------------- 61
3.4.2 Analisi dirette-------------------------------------------------- 64
3.4.2.1 Pigo (Rutilus pigus)------------------------------------- 67
3.4.2.2 Scardola (Scardinius erythrophthalmus)------------ 73
3.4.2.3 Persico reale (Perca fluviatilis)----------------------- 76
3.4.2.4 Altre specie ittiche-------------------------------------- 80
4 Conclusioni----------------------------------------------------------- 81
5 Proposte operative-------------------------------------------------- 86
La
presente indagine nasce dall’esigenza di verificare le cause della scarsa
pescosità del tratto di Adda che rientra nel comune di Brivio. In particolare
negli ultimi anni è stata riscontrata dai pescatori locali una presenza molto
limitata di novellame e di soggetti di media taglia di tutte le specie che
normalmente rappresentano il popolamento ittico di questo fiume. Sono state
quindi indagate in primo luogo le condizioni ambientali, al fine di individuare
eventuali fattori negativi che possono influenzare negativamente la
sopravvivenza delle specie ittiche. Sempre a livello ambientale sono state
verificate le attuali disponibilità alimentari, analizzando la fauna bentonica
litorale, la fauna bentonica profonda e la fauna zooplanctonica presente nella
colonna d’acqua. Una seconda linea di indagine è stata invece impostata
direttamente sul popolamento ittico al fine di individuare eventuali fattori
negativi interni allo stesso, quali patologie diffuse o scarso accrescimento.
Va sottolineato che rispetto al programma di indagine originale, sulla base dei
risultati preliminari, si è deciso di dare maggiore spazio di approfondimento
alla parte ambientale penalizzando la parte di indagine sul popolamento ittico.
La parte ambientale sembra infatti fornire le indicazioni più importanti per
l’individuazione della cause del problema. Un’ulteriore scelta strategica è
l’allargamento dell’ambito di indagine, inserendo anche il lago di Garlate
nella fase di monitoraggio ambientale. Una componente importante delle risorse
alimentari dell’Adda deriva infatti dal bacino lacustre a monte del fiume e
pertanto la comprensione del problema richiede un’analisi estesa almeno ad una
parte del bacino idrico e non limitata al singolo tratto fluviale. In effetti
le analisi effettuate sul lago di Garlate rappresentano un fattore primario sia
per quanto riguarda la valutazione del problema che per i potenziali interventi
di miglioramento.
Nella figura 1 è illustrata una visione complessiva
del tratto idrico interessato all’indagine. In particolare è presente la
sequenza dei tre corpi idrici: lago di Garlate, lago di Olginate e fiume Adda,
la cui parte finale rappresenta la zona di Brivio. Nella figura è indicato il
punto di campionamento sul lago di Garlate, che rappresenta la zona centrale di
massima profondità.

Nella figura 2 è invece riportato un dettaglio del
tratto di Adda in comune di Brivio, con l’indicazione delle località e dei
punti di rilevamento dei parametri fisico, chimici e biologici.
Figura 2 – Mappa di
dettaglio della zona di indagine

Nel
periodo giugno-novembre 2003 sono stati effettuati 6 sopralluoghi in Adda a Brivio,
analizzando settori diversi (località Foppone, stoppate) e mantenendo però un
punto di campionamento fisso in località casa gialla (vedi figura 2).
Ad ogni campionamento
sono stati analizzati i seguenti
parametri fisico-chimici:
·
Disco
di Secchi
·
Temperatura
·
Ossigeno disciolto
·
% saturazione O2
·
pH
·
Conducibilita' elettrica
·
Azoto ammoniacale
·
Azoto nitroso
·
Fosforo totale
Come parametri
addizionali sono stati considerati:
·
Alcalinità
·
Fosforo ortofosfato
·
Azoto nitrico
Per ogni data di
indagine saranno inoltre effettuate analisi quali-quantitative su campioni
di zooplancton, al fine di valutare le disponibilità alimentari di questa
origine.
Nel
mese di ottobre (2/10 e 14/10) sono stati inoltre effettuati 2 campionamenti
sul lago di Garlate nel punto di massima profondità, in parallelo con i
rilevamenti sull’Adda. Data la notevole profondità del bacino lacustre sono
state considerate 8-9 profondità di prelievo, al fine di valutare con
precisione lo spessore e la variazione dei parametri nello strato anossico.
Ad ogni campionamento
sono stati analizzati i seguenti
parametri fisico-chimici:
·
Disco di Secchi
·
Temperatura
·
Ossigeno disciolto
·
% saturazione O2
·
Conducibilita' elettrica
·
Fosforo totale
·
Fosforo ortofosfato
·
Azoto nitroso
·
Azoto ammoniacale
·
Idrogeno solforato (in ambiente anossico)
·
I campionamenti di acqua sono stati effettuati con
apposita bottiglia di profondità (foto 1), utilizzando contenitori in PET da
0,5 l preventivamente condizionati. Tutti i campioni così raccolti sono stati
etichettati e conservati in borsa frigorifera a 4°C fino alle analisi di
laboratorio, eseguite entro il giorno stesso di campionamento.
Trasparenza: è stato utilizzato il disco di Secchi (un disco metallico bianco
del diametro di 20 cm). Il metodo consiste nell'immergere in acqua lo strumento
fino alla completa scomparsa alla vista dell'osservatore. Il valore della
trasparenza è calcolato come media tra la profondità di scomparsa e di
ricomparsa (in metri) del disco di Secchi. Il vantaggio di questo metodo
risiede nel fatto che fornisce una rapida valutazione della distribuzione
subacquea della radiazione solare. Questo parametro ha però qualche
interferenza soggettiva, dipendendo dall'osservatore e dalle condizioni
meteorologiche al momento del campionamento.
Temperatura (°C): è stata misurata direttamente sul posto tramite la sonda termometrica
Cellox 325 collegata all'ossimetro WTW mod. OXI 320.
pH (unità di pH): il pH dei campioni è stato
misurato al momento del prelievo tramite un pHmetro WTW mod. pH 90, dotato di
elettrodo combinato INGOLD in vetro. L’arresto dell’attività fotosintetica
collegato al trasporto può infatti determinare una sensibile diminuzione dei
valori di pH.
Ossigeno
disciolto (mgO2/l e % di saturazione): la concentrazione di
ossigeno e la percentuale di saturazione è stata misurata mediante l'utilizzo
di una sonda Cellox 325, collegata all'ossimetro OXI 320 WTW con compensazione
automatica di temperatura e di altitudine.
Conducibilità elettrica
(µS/cm a 25°):
la conducibilità elettrica dei campioni prelevati è stata misurata direttamente
al momento del prelievo su campioni di 100 ml tramite conduttimetro WTW mod. LF
90. L’analisi della conducibilità elettrica può fornire utili e immediate
indicazioni sulle condizioni di stratificazione del bacino lacustre.
Fosforo totale (µg/l P)
Il campione tal quale viene digerito a 105° per 30
minuti con potassio persolfato allo scopo di portare in soluzione eventuali
composti insolubili del fosforo e trasformare tutto il fosforo organico in
ortofosfato. Quest’ultimo è successivamente determinato con il metodo all’acido
ascorbico per determinazione fotometrica come blu di molibdeno. Quest'ultimo
viene dosato per via spettrofotometrica a
890 nm.
Fosforo ortofosfato (µg/l P)
La determinazione viene effettuata sul campione
filtrato utilizzando il metodo all'acido ascorbico. In ambiente acido (H2SO4)
l'ortofosfato reagisce con molibdato di ammonio e tartrato di ossido di
antimonio-potassio formando acido fosfomolibdico che viene ridotto dall'acido ascorbico
a blu di molibdeno. Quest'ultimo viene dosato per via spettrofotometrica a 890 nm.
Azoto nitroso (µg/l N)
Lo ione nitrito reagisce in ambiente acido con
l’acido sulfanilico a formare un sale diazotato intermedio. Questo si unisce ad
un acido cromotropico a produrre un complesso di colorazione rosa direttamente
proporzionale alla concentrazione di azoto nitroso presente, determinabile per
via spettrofotometrica a 507 nm.
Azoto nitrico (mg/l N)
I nitrati vengono quantificati per via spettrofotometrica
dopo filtrazione del campione. Il cadmio riduce a nitriti i nitrati presenti
nel campione. Lo ione nitrito reagisce in ambiente acido con l’acido
sulfanilico a formare un sale diazotato intermedio che si unisce all’acido
gentisico a formare un composto ambrato, determinabile per via
spettrofotometrica a 400 nm.
Azoto ammoniacale (mg/l N)
E’ stato determinato per via spettrofotometrica con
il metodo di Nessler. Lo stabilizzatore minerale complessa la durezza nel
campione, mentre un agente polivinilico aiuta la formazione del colore nella
reazione del reattivo di Nessler con gli ioni ammonio. Il colore giallo
risultante, determinabile per via spettrofotometrica a 425 nm, è proporzionale alla concentrazione di
ammoniaca.
Idrogeno solforato (mg/l H2S)
La concentrazione di idrogeno solforato è stata
determinata con il metodo al blu di metilene, tramite lettura per via
spettrofotometrica a 665 nm.
Alcalinità (meq/l)
Il campione è stato titolato con acido solforico fino ad un punto colorimetrico finale che corrisponde ad un valore specifico di pH.
Popolamento zooplanctonico
Il prelievo dei campioni di
zooplancton è stato effettuato mediante l’impiego di un apposito retino con
maglie da 80 µm ed apertura superiore di 28 cm di diametro. I campionamenti
sono stati effettuati sulla verticale superficie-fondo nel caso dell’Adda e
nello strato 0-6m, 0-20m nel caso del lago di Garlate. I campioni prelevati
sono stati conservati in bottiglie di polietilene da 500 ml previa aggiunta di
formalina al 5%. I conteggi sono stati effettuati su aliquote di 1, 5, 10, 20
ml tramite stereomicroscopio Olympus con ingrandimento massimo 40x.
Per la classificazione degli organismi è stato
invece utilizzato un microscopio ottico dotato di obiettivo ad immersione fino
ad ingrandimenti di 1000x. Per la determinazione specifica dei Cladoceri sono
state utilizzate le guide del C.N.R., mentre per i Copepodi è stata utilizzata
la classificazione proposta da Dussart.
Popolamento bentonico
Il prelievo dei campioni di fauna bentonica profonda
è stato effettuato mediante l’impiego di una
benna di tipo Ekman con un’apertura di 125 cm2 (foto 4). Con
questa metodica sono stati effettuati 6 campionamenti a profondità comprese tra
4 e 7 metri. I campionamenti di macroinvertebrati nella zona litorale sono
stati invece effettuati tramite il classico retino immanicato con 20 maglie/cm
e dotato di prolunghe fino ad profondità massima di 3 m. I campioni prelevati
sono stati conservati in bottiglie di polietilene da 500 ml previa aggiunta di
formalina al 5% Per la classificazione degli organismi è stato invece
utilizzato uno stereomicroscopio Olympus con ingrandimento massimo 40x. Per la
determinazione specifica sono state utilizzate le guide del C.N.R. e l’atlante
dei macroinvertebrati dei corsi d’acqua italiani edito dalla provincia di
Trento.
Indagini con ecoscandaglio
Le indagini con ecoscandaglio sono state effettuate
tramite uno strumento Lowrance Eagle con possibilità di scrittura della traccia su carta termica e dotato di zoom per
analisi di dettaglio del fondale.
Nelle
tabelle seguenti sono riportati i risultati relativi ai campionamenti
effettuati in data 2/10/03 e 14/10/03.


Temperatura
L’analisi della curva termica sulla colonna d’acqua
superficie-fondo (figura 3) indica la presenza di una marcata stratificazione
termica nel campionamento del 2/10/03. Dalla superficie a 20 metri di
profondità si evidenzia un gradiente termico di soli 1,3°C, mentre da 20 a 25
metri è rilevabile un gradiente di 8,5°C. In questo strato è dunque presente un
marcato metalimnio con un gradiente medio di 1,7°C per metro. La temperatura a
livello del fondale (34 m) risulta pari a 8,8°C.
A conferma della barriera termica determinata dallo
strato metalimnico tra la zona epilimnica (0-20m) e quella ipolimnica
(25-fondo), i diversi episodi di forte vento verificatisi nella settimana
successiva non riescono ad influenzare la zona profonda. Il campionamento del
14/10/03 mette infatti in evidenza un parziale rimescolamento dello strato
compreso tra 0 e 23 metri con una perdita media di circa 1,5°C, mentre al di
sotto dei 25 metri non sono rilevabili
variazioni termiche.
Ossigeno disciolto
La distribuzione
dell’ossigeno disciolto sulla colonna d’acqua (figura 4) rappresenta un diretta
conseguenza della curva termica. Alla prima data di campionamento lo strato
0-20 metri presenta infatti una concentrazione piuttosto omogenea, con valore
compresi tra un massimo di 8,7 mg/l in superficie ed un minimo di 7,2 mg/l a 20
metri. Questo condizione è confermata anche dal valore di trasparenza che
indica uno strato fotico (strato in cui si possono svolgere i processi
fotosintetici) pari a circa 16 metri. Ad una profondità di 23 metri sono però
già rilevabili condizioni al limite dell’anossia, con una concentrazione di
soli 0,6 mg/l. Al di sotto dei 25 metri si riscontrano invece condizioni di
completa anossia. E’ importante segnalare che la totale assenza di ossigeno non
determina però la comparsa di idrogeno solforato, che risulta assente anche
alla massima profondità. Il prelievo successivo (14/10) mette in evidenza un
incremento dell’ossigeno disciolto a 23 metri (da 0,6 mg/l a 4,4,mg/l) grazie
all’azione di parziale rimescolamento operata dal vento nei giorni precedenti.
Anche a 24 metri si osserva la ricomparsa dell’ossigeno con una concentrazione
di solamente 2,2 mg/l. Al di sotto dei 25 metri permangono invece condizioni di
completa anossia.
La conducibilità elettrica
(figura 5) conferma lo stato di piena circolazione termica dello strato 0-20 metri,
sia nel campionamento del 2/10/03 che nel campionamento del 14/10/03, con
valori compresi tra 180 e 182 µS/cm a 25°C. Il notevole accumulo di sali
disciolti nell’ipolimnio, conseguente anche alle condizioni di anossia,
determina invece un rapido incremento dei valori di conducibilità elettrica al
di sotto dei 20 metri, con un massimo di 213 µS/cm a livello del fondo in
entrambi i campionamenti.
Azoto ammoniacaleL’azoto
ammoniacale è la forma più ridotta dei composti inorganici dell’azoto e
rappresenta il prodotto finale della degradazione batterica delle sostanze
proteiche. Nei laghi l’azoto ammoniacale è prodotto anche dal metabolismo degli
organismi acquatici.
Anche questo parametro ricalca la dinamica della
conducibilità elettrica, con una tendenza ovviamente opposta rispetto
all’ossigeno disciolto in quanto forma più ridotta dell’azoto inorganico. In
particolare si osserva una concentrazione relativamente omogenea nei primi 25
metri (figura 6) , con valori compresi tra 40 e 80 µg/l in entrambi i
campionamenti. Da segnalare che, nonostante la presenza di condizioni al limite
dell’anossia al di sotto dei 23 metri nel prelievo del 2/10, la concentrazione
di azoto ammoniacale rimane molto limitata fino a 25 metri, indicando la
prevalenza di condizioni ossidanti legate probabilmente all’azione dell’azoto
nitrico. Al di sotto dei 25 metri il quadro dell’azoto ammoniacale cambia però
radicalmente, evidenziando un progressivo incremento fino ad un massimo di 670
µg/l a livello del fondale. La causa di questo notevole accumulo di ammoniaca
nell’ipolimnio è collegato alle condizioni riducenti dello strato compreso tra
25 e 34 metri. La totale assenza di ossigeno determina una mancata ossidazione
dell’azoto ammoniacale derivato dal metabolismo proteico, che si accumula
pertanto sotto questa forma.
Azoto nitrosoLa dinamica dell’azoto nitroso (figura 7) risulta in
parte sovrapponibile a quella dell’azoto ammoniacale, con valori piuttosto
omogenei nello strato 0-20 metri. La circolazione termica parziale del 14/10 ha
come conseguenza una maggiore omogeneità delle concentrazioni relative allo
strato 0-25 metri. Peraltro le concentrazioni relativamente elevate degli
strati superficiali (40-50 µg/l) nel campionamento del 2/10 sono certamente
collegabili al lago di Como, in quanto questa situazione è in genere
riscontrabile anche nel bacino di origine. Ciò è collegato all’influenza del pH
sui batteri nitrificanti. Per valori di pH superiori a 8 l’attività ossidativa
di Nitrosomonas e Nitrobacter viene fortemente inibita, in
misura però maggiore per il secondo gruppo batterico. Il rallentamento del
processo di ossidazione dei nitriti ne provoca quindi un parziale accumulo
negli strati superficiali dove il pH, in seguito all’attività fotosintetica,
può raggiungere in alcuni casi valori prossimi a 9 unità. L’accumulo di azoto
nitroso nella zona ipolimnica indica invece la presenza di una minima attività
ossidativa.

Fosforo totale
L’analisi del fosforo totale rappresenta uno dei
parametri più importanti per quanto riguarda la classificazione dei corpi
idrici, in quanto questo elemento è in genere il fattore che limita la crescita
algale e quindi la produttività degli ambienti lentici. Anche in questo caso le
concentrazioni relative allo strato 0-20 metri appaiono piuttosto omogenee
(figura 8), con valori compresi tra 22 e 36 µg/l in entrambi i campionamenti.
Le acque epilimniche rientrerebbero pertanto in condizioni di mesotrofia. Si
consideri però che le acque che vanno a costituire l’Adda a valle sono
solamente quelle strettamente superficiali, dove la concentrazione di P totale
risulta inferiore (11-15 µg/l) il 14/10. Anche questo parametro segnala un
marcato incremento delle concentrazioni al di sotto dei 20 metri, passando da
31 µg/l a valori prossimi a 400 µg/l a livello del fondale in entrambi i
campionamenti. Il notevole accumulo di fosforo nell’ipolimnio è collegato in
parte alla mineralizzazione della sostanza organica sedimentata durante il
periodo di stratificazione termica ed in parte ad una probabile attività di
rilascio dei sedimenti in presenza di condizioni anossiche. Si consideri
inoltre che, come verificabile dai valori relativi al campionamento del 2/10,
il fosforo ipolimnico è costituito quasi esclusivamente dalla forma inorganica
(ortofosfato) e quindi direttamente utilizzabile dalla componente vegetale in
condizioni fotiche.
Trasparenza
La trasparenza indica valori sovrapponibili nei due campionamenti, con una media di circa 5 metri, da cui si ricava uno spessore dello strato fotico pari a circa 15 metri. In questo strato è dunque possibile l’attività fotosintetica, con la conseguente produzione di ossigeno e di sostanza organica. L’analisi della curva dell’ossigeno disciolto conferma questa ipotesi.
Nelle
tabelle seguenti sono riportati i risultati relativi ai campionamenti
effettuati nelle stoppate e in località Foppone rispettivamente il 26/6/03 ed
al 19/9/03.
Stoppata:
profondità 2,3 m - Prelievo effettuato il 26/6/2003
PARAMETRI
|
unita’
di misura |
concentrazione |
|
|
|
|
superficie |
fondo |
|
Temperatura |
°C |
28,0 |
24,1 |
|
O2
disciolto |
mg/l |
9,7 |
11,6 |
|
Saturazione
O2 |
% |
125 |
141 |
|
Conducibilità
elettrica (25°C) |
µS/cm |
215 |
187 |
|
pH |
|
8,6 |
9,0 |
|
N-NH4 |
mg/l |
0,09 |
0,08 |
|
N-NO2 |
µg/l |
11 |
15 |
|
Disco
di Secchi |
m |
>
2,3 |
|
Adda località Foppone: profondità 7,0 m - Prelievo effettuato
il 19/9/03
|
PARAMETRI |
unita’ di misura |
concentrazione |
|
|
|
|
superficie |
fondo |
|
Temperatura |
°C |
20,5 |
20,6 |
|
O2 disciolto |
mg/l |
8,4 |
8,3 |
|
Saturazione O2 |
% |
94 |
94 |
|
Conducibilità elettrica
(25°C) |
µS/cm |
176 |
176 |
|
PH |
|
8,9 |
8,9 |
|
P-PO4 |
µg/l |
13 |
13 |
|
Disco di Secchi |
m |
3,8 |
|
Il
prelievo effettuato nelle stoppate in data 26/6/03 mette in evidenza valori
elevati di temperatura, con un massimo di 28°C in superficie ed un minimo di 24,1°C
a livello del fondo. Il surriscaldamento dell’acqua è certamente collegato alla
limitata profondità (2,3 metri). I valori relativi all’ossigeno disciolto
indicano chiaramente che a livello del fondo è presente una maggiore attività
fotosintetica, confermata anche dai più elevati valori di pH (9,0 unità)
rispetto alla superficie (8,6 unità).
Ciò è collegato alla presenza di una copertura perifitica del fondale,
costituita da alghe filamentose. Poiché il valore di trasparenza supera la
massima profondità, l’intensa radiazione luminosa raggiunge quasi totalmente il
sedimento limoso e favorisce il rapido sviluppo di alghe perifitiche. Da
segnalare che, in seguito all’intensa attività di fotosintesi, il pH raggiunge
valori poco favorevoli alla fauna ittica, indicando un intervallo compreso tra
8,6 e 9,0 unità. I rischi collegati agli estremi valori di pH sono
fortunatamente limitati per quanto riguarda l’azoto ammoniacale, la cui forma
tossica (NH3 indissociata) come è noto aumenta in condizioni
basiche. Le concentrazioni di questo composto inorganico dell’azoto risultano
infatti comprese tra 80 e 90 µg/, quindi inferiori alla soglia di rischio.
Sulla base dei parametri (temperatura e pH) che condizionano la formazione di
ammoniaca indissociata risulta infatti che le concentrazioni, espresse come
azoto ammoniacale, in grado di determinare danni branchiali alla fauna
ittica dovrebbero essere superiori a
160 µg/l (pari a 70 µg/l di NH3). Anche per quanto riguarda l’azoto
nitroso, un altro composto potenzialmente tossico per la fauna ittica, si
riscontrano valori compresi tra 11 e 15 µg/l, nettamente inferiori alla soglia
di tossicità (100 µg/). I dati relativi alle stoppate mettono comunque in
evidenza uno scarso ricambio idrico, il cui incremento potrebbe migliorare
l’utilizzo di questi bacini interni da parte del popolamento ittico per le
prime fasi di accrescimento.
In
data 19/9/03 è stato effettuato un campionamento in località Foppone. I
risultati sono ovviamente del tutto sovrapponibili a quelli relativi alla
località Casa gialla nella stessa data, di seguito commentati. Nelle seguenti
tabelle sono riportati i risultati relativi ai 6 campionamenti effettuati in
località Casa gialla.



Temperatura
La
temperatura mostra valori sostanzialmente omogenei tra superficie e fondo
(figura 9).
Da segnalare la elevata temperatura rilevata alla prima data di campionamento (26/6), con un valore minimo sulla colonna d’acqua superficie-fondo pari a 22,7°C. Ciò rappresenta certamente un fattore limitante per quanto riguarda la presenza di specie ittiche appartenenti alla famiglia dei Salmonidi. Al 19/9 la temperatura sulla colonna d’acqua risulta ancora prossima a 21°C. A partire da questa data ha inizio una fase di costante raffreddamento della massa d’acqua che perde mediamente circa 1°C alla settimana, passando dai 20,7°C del 19/9 a 11,8°C del 21/11.
Ossigeno disciolto
Anche
questo parametro non evidenzia differenze di rilievo tra superficie e fondo (figura
10).
In termini evolutivi si
osserva una fase di decremento iniziale
che porta ad un minimo di 7,4 mg/l il 2/10, seguito da una parziale ripresa nel
periodo successivo. Ovviamente le variazioni della concentrazione di ossigeno
riflettono le dinamiche degli strati superficiali del lago di Garlate. In
particolare il marcato decremento di fine settembre rappresenta l’effetto
iniziale della fase di circolazione termica autunnale del lago di Garlate e
della conseguente parziale risalita degli strati ipolimnici poveri di ossigeno.
La ripresa successiva è probabilmente collegata ad una ripresa dell’attività
fotosintetica, grazie alla parziale risalita dei nutrienti accumulati
nell’ipolimnio, ed al raffreddamento della massa d’acqua che determina una
maggiore solubilità dell’ossigeno disciolto. Tutte le concentrazioni relative
al periodo di rilevamento risultano comunque superiori a 7 mg/l e non segnalano
pertanto condizioni limitanti per il popolamento ittico. E’ però da attendersi
un marcato calo del livello di ossigenazione durante la fase di risalita dello
strato ipolimnico anossico del lago di Garlate (25m-fondo). Il valore minimo
dovrebbe essere raggiunto verso la fine di dicembre, in concomitanza con la
circolazione termica totale del lago. In questo periodo sarebbe quindi
importante il monitoraggio di questo parametro al fine di verificare la
presenza di condizioni realmente negative per il popolamento ittico.
Per quanto riguarda la percentuale di saturazione si rilevano condizioni di sovrasaturazione nel campionamento di giugno, indice di un’intensa attività fotosintetica nella zona epilimnica del lago di Garlate (e probabilmente anche a monte), in questo periodo. Nel periodo successivo il livello di saturazione si mantiene piuttosto stabile, con valori compresi tra 82% e 92% che rientrano nei limiti ottimali per la fauna ittica.
Conducibilità elettrica
Anche le variazioni di questo parametro sono collegabili alle dinamiche interne dei bacini lacustri a monte del tratto di Adda esaminato. La conducibilità elettrica è infatti direttamente influenzata dall’attività biologica durante la stagione calda. Nella zona epilimnica durante i mesi primaverili-estivi il fitoplancton sottrae dalle acque i sali disciolti necessari per la propria crescita, causando di conseguenza la diminuzione della conducibilità. In prossimità del fondo, in seguito all’intensa attività di degradazione della sostanza organica che “piove” dagli strati superiori, si verifica al contrario un arricchimento di sali disciolti e quindi un aumento della conducibilità. Le dinamiche termiche autunnali riportano progressivamente in superficie gli strati profondi e determinano di conseguenza un nuovo incremento dei valori di conducibilità negli strati superiori. Queste considerazioni generali spiegano la dinamica dei valori di conducibilità elettrica (figura 11). All’inizio della stagione estiva si riscontra un valore di 187 µS/cm, che scende poi a 180 µS/cm al termine della stagione estiva. A partire dal mese di novembre si evidenzia una nuova fase di incremento conseguente alla parziale risalita degli strati ipolimnici del lago di Garlate.
PH
Anche
questo parametro è direttamente influenzato dalle dinamiche superficiali dei
corpi idrici a monte, in particolare del lago di Garlate. Durante la
fotosintesi gli organismi vegetali sottraggono CO2 all’acqua, facendo spostare
il pH verso valori basici. Il pH risulta infatti nettamente basico, con valori
compresi tra 8,4 e 8,9 unità. Ovviamente i valori più elevati sono relativi
alla stagione calda, quando è maggiore l’attività fotosintetica. Anche la
stessa natura del bacino imbrifero, ricco di carbonati, contribuisce a
innalzare i valori di pH.
Azoto ammoniacale
L’azoto ammoniacale è la forma più ridotta dei
composti inorganici dell’azoto e rappresenta il prodotto finale della
degradazione batterica delle sostanze proteiche. L’azoto ammoniacale è prodotto
dal metabolismo degli organismi acquatici e dalla presenza eventuali scarichi
fognari. La determinazione di questo parametro è dunque importante in quanto
rappresenta un indice diretto della qualità dell’acqua. L’importanza di questo
composto è collegata anche alla potenziale tossicità nei confronti della fauna
ittica. La molecola di ammoniaca non dissociata (NH3) risulta
infatti altamente tossica per la fauna ittica. E’ una base debole la cui
percentuale di dissociazione varia in funzione del pH e della temperatura. Ad
esempio a 20°C e pH=7,5 la percentuale di dissociazione in acqua è la seguente:
NH3 + H2O Û NH4+ + OH-
1,3%
98,7%
Anche a concentrazioni relativamente contenute
l’ammoniaca indissociata può causare danni all’epitelio branchiale dei pesci e
la concentrazione massima ammissibile è pari 0,1 mg N-NH3/l.
Il D.L.n°130 del 25/1/1992 è ancora più restrittivo
ed indica per l’ammoniaca indissociata il limite massimo imperativo di 25 µg/l
come NH3. Questo valore rappresenta la soglia di sicurezza per la
tutela della fauna acquatica, mentre la concentrazione minima in grado di
determinare danni branchiali in seguito ad un’esposizione permanente è pari a
70 µg/l. Questo limite non è stato mai raggiunto durante il periodo di
indagine: il valore più elevato è pari a circa 28 µg/l di NH3 il
19/9.
Nella figura 12 è visualizzata l’evoluzione
dell’azoto ammoniacale. In questo caso non sembra evidenziabile un collegamento
diretto con il lago di Garlate: analizzando infatti i dati relativi alla zona
epilimnica del lago nel mese di ottobre si riscontrano valori inferiori rispetto
alla località Casa gialla (60 contro 110 µg/l il 2/10 e 40 contro 80 µg/l il
15/10). Ciò segnalerebbe pertanto la probabile presenza di qualche scarico
fognari nel tratto compreso tra i due punti di campionamento. Come già indicato
in precedenza i valori raggiunti non sono tali da incidere in modo sensibile
sulla qualità dell’acqua.
Azoto nitroso
L’azoto
nitroso rappresenta la frazione più instabile dell’azoto inorganico, essendo un
composto intermedio tra la forma ridotta (azoto ammoniacale) e la forma
ossidata (azoto nitrico). La presenza di concentrazioni critiche di ossigeno
disciolto può favorire un accumulo di azoto nitroso, impedendo o rallentando il
processo biochimico di ossidazione dell’azoto ammoniacale.
Anche
la permanenza di elevate concentrazioni di azoto ammoniacale può provocare
l'accumulo di azoto nitroso come composto intermedio dell'ossidazione
dell'ammoniaca a nitrati.
Anche l’azoto nitroso presenta un marcato effetto tossico nei confronti del popolamento ittico in seguito alla elevata capacita' ossidante di questi composti. I nitriti infatti attraverso gli epiteli branchiali raggiungono il circolo sanguigno e ossidano l'emoglobina a metemoglobina, pigmento respiratorio incapace di trasportare l'ossigeno ai tessuti. L’esposizione permanente a concentrazioni di N-NO2 superiori a 30 µg/l è ritenuta in grado di provocare sintomi iniziali di asfissia nei pesci.
L’evoluzione
di questo parametro (figura 13) appare piuttosto anomalo, con un evidente picco
di concentrazione al 2/10 ed al 15/10. In questo caso è però presente un chiaro
collegamento con la situazione del lago di Garlate, che il 2/10 nella zona
epilimnica indica valori superiori a 40 µg/l. La causa di tale fenomeno,
frequente anche nel lago di Como, è da ricercare negli elevati valori di pH
raggiunti durante i processi di fioritura algale. L’innalzamento del pH
determina infatti un rallentamento dell’attività dei Nitrobacter, batteri responsabili della trasformazione dell’azoto
nitroso a nitrico. Escludendo i due prelievi di ottobre, le concentrazioni di
azoto nitroso risultano comunque inferiori alla soglia di rischio per la fauna
ittica.
Azoto nitrico
I nitrati rappresentano lo stadio ossidato dell’azoto inorganico e si formano per completa ossidazione dell’ammoniaca, derivante dalla degradazione delle proteine e quindi in genere della sostanza organica, ad opera dei batteri contenuti nell’acqua. I nitrati rappresentano un’importante fonte di azoto per la componente vegetale. Questo parametro è stato rilevato dal 15/10 al 21/11. Le concentrazioni risultano comprese tra un minimo di 550 µg/l il 15/10 ed un massimo di 821 µg/l il 21/11. La tendenza evolutiva, chiaramente all’aumento, rappresenta il risultato della progressiva ossidazione dell’azoto ammoniacale immagazzinato nell’ipolimnio del lago di Garlate. La circolazione termica autunnale determina infatti una graduale risalita di questo composto negli strati superiori, dove subisce un processo di ossidazione biochimica. A differenza delle altre due forme di azoto inorganico, l’azoto nitrico non presenta però caratteristiche di tossicità nei confronti della fauna ittica.
Fosforo ortofosfato
L’ortofosfosfato rappresenta la frazione inorganica del fosforo ed è quindi la forma direttamente utilizzabile dal popolamento vegetale. La disponibilità di ortofosfato mostra in genere un’evoluzione temporale classica, con valori minimi durante la stagione estiva e massimi al termine della stagione invernale. Le concentrazioni di ortofosfato risultano comprese tra un minimo di 6 µg/l ed un massimo di 15 µg/l. Anche questo parametro è influenzato direttamente dai fenomeni di circolazione termica autunnale del lago di Garlate, che comporta una graduale risalita di questo composto dall’ipolimnio agli strati superiori e quindi al fiume Adda. L’analisi di questo composto è di fondamentale importanza per la determinazione del fattore limitante in base al rapporto azoto/fosforo.
Fosforo totale
Il
fosforo rappresenta il nutriente principale del popolamento algale ed è
generalmente il fattore di regolazione primario della componente vegetale
acquatica. L’evoluzione di questo parametro rappresenta pertanto una variabile
di estrema importanza poiché la densità del popolamento algale, e quindi la
catena alimentare conseguente, è strettamente legata alla disponibilità di
questo elemento.
Il fosforo totale segnala concentrazioni comprese tra 14 e 22 µg/l (figura 14), indicando quindi una relativa stabilità nel periodo analizzato. La concentrazione media risulta pari a 18 µg/l, indicando condizioni di oligo-mesotrofia. Le acque dell’Adda a Brivio risultano quindi piuttosto “magre”, e ciò si riflette ovviamente sulla produttività di questo ambiente. Anche questo parametro è direttamente influenzato dal lago di Garlate: questo infatti funziona da depuratore delle acque in ingresso, sedimentando una notevole quantità di sostanza organica e sfiorando l’acqua di superficie povera di nutrienti. Questa dinamica si interrompe durante la stagione invernale quando la circolazione termica innesca la risalita degli strati profondi e dei nutrienti in essi contenuti. A partire dal mese di dicembre si dovrebbe quindi verificare una marcato incremento delle concentrazioni di P totale, quando ormai l’attività fotosintetica è ridotta ai minimi termini a causa delle basse temperature e della scarsa radiazione solare.
Rapporto N/P
L’analisi del rapporto
azoto/fosforo permette di stabilire il fattore che limita la crescita algale.
E’ noto infatti che rapporti N/P superiori a 10 indicano limitazione da
fosforo, mentre per rapporti inferiori a 5 il fattore limitante è individuabile
nell’azoto. Valori del rapporto N/P compresi tra 5 e 10 indicano una condizione
nutrizionale bilanciata con la possibilità che uno o l’altro elemento assuma il
ruolo di fattore limitante in una fase successiva. Per quanto riguarda la
stazione di Brivio durante il periodo di indagine si riscontrano valori
compresi tra 61 e 109 (figura 15), che indicano chiaramente che il fattore
limitante è rappresentato dal fosforo.
Trasparenza
La trasparenza rappresenta certamente il parametro più intuitivo per valutare la qualità dell’acqua. Ciò è in parte vero, in quanto la limpidezza dell’acqua è strettamente correlata con il livello trofico di un corpo idrico e quindi con la quantità di nutrienti in esso presenti. Negli ambienti molto produttivi l’elevata densità degli organismi planctonici, in particolare del fitoplancton, limita notevolmente la penetrazione della radiazione solare, determinando la rapida scomparsa del disco di Secchi. Nella figura 16 è illustrata l’evoluzione dei valori di trasparenza. In realtà i valori relativi al 26/6 ed al 21/9 corrispondono alla massima profondità ed indicano pertanto trasparenze superiori ai 7 metri. Il significato dei due valori massimi è però diverso: il valore relativo al 26/6 è infatti però collegato ad un’elevata presenza di Daphnia e al conseguente effetto “clearance”, mentre il secondo picco è collegato ad una scarsa presenza di organismi planctonici.
3.1.3 - Confronto lago di
Garlate – Adda
Il confronto a parità di data tra i dati relativi
alla superficie del lago di Garlate e l’Adda in località Casa gialla può
fornire utili indicazioni per quanto riguarda la presenza di eventuali apporti
inquinanti nel tratto compreso tra i due punti di prelievo. Nella seguente
tabella sono riportati i valori relativi ai campionamenti del 2/10 e del
14-15/10
Risulta evidente che le caratteristiche fisico-chimiche delle due stazioni di prelievo sono molto similari e ciò conferma pertanto che l’acqua dell’Adda a Brivio è essenzialmente costituita dall’acqua di superficie del lago di Garlate. Eventuali interventi di miglioramento in questo senso dovranno pertanto localizzarsi nella zona a monte. L’analisi dei dati relativi al 2/10 non mette peraltro in evidenza variazioni di rilievo tra il lago di Garlate e l’Adda in località casa gialla (figura 17). L’unico segnale negativo è collegato all’azoto ammoniacale e all’ossigeno disciolto: il primo indica un incremento da 60 a 110 µg/l probabilmente collegato a qualche apporto fognario di limitata entità nel tratto intermedio. La presenza di apporti idrici di qualità inferiore è confermata dal calo della concentrazione di ossigeno disciolto (da 8,7 a 7,5) e del relativo valore di saturazione (da 97% a 82%). La turbolenza creata dalla diga di Olginate e dal tratto fluviale dovrebbe infatti determinare un incremento del livello di saturazione, raggiungendo valori di ossigenazione prossimi al 100%. Questo fenomeno è rilevabile anche nel prelievo successivo (14-15/10, figura 18): l’azoto ammoniacale segnala ancora un incremento da monte (40 µg/l) a valle (80 µg/l), al quale corrisponde un decremento della concentrazione di ossigeno disciolto (da 9,3 a 8,0 mg/l). Si conferma pertanto la presenza di qualche apporto inquinante di probabile origine civile nel tratto intermedio. Ciò non incide però in modo rilevante sullo stato di qualità complessivo dell’acqua, che dal punto di vista fisico-chimico si mantiene in condizioni discrete.



Anche per quanto riguarda il popolamento
zooplanctonico del lago di Garlate sono disponibili due date di campionamento,
il 2/10/03 ed il 14/10/03. Sono state considerate due profondità di prelievo
sulla verticale, da 0 a 6 metri e da 0 a 20 metri. I risultati dei taxa riscontrati, espressi in individui/m3
ed indi/m2, sono riportati nella seguente tabella. Per quanto
riguarda i Rotiferi, che non rappresentano in genere una fonte alimentare
diretta per il popolamento ittico, sono state considerate solo le specie più
frequenti.

Qualitativamente la
biocenosi zooplanctonica riscontrata nei due campionamenti effettuati è
risultata composta da 2 specie di Copepodi, 4 specie di Cladoceri e 3 specie di
Rotiferi. Tra i Copepodi la specie più rappresentata è Eudiaptomus padanus che indica allo stadio adulto densità comprese
tra un minimo di 858 ind/mc ed un massimo di 10.300 ind/m3. Notevole
anche la presenza di copepoditi e naupli, con densità comprese densità comprese
tra un minimo di 1070 ind/m3 ed un massimo di 18.300 ind/m3
per i primi, un minimo di 2470 ind/m3 ed un massimo di 8.500 ind/m3
per i secondi. I ciclopidi segnala densità nettamente inferiori. Per quanto
riguarda i Cladoceri si osserva una prevalenza di Eubosmina coregoni, che raggiunge un massimo di 7150 ind/m3
il 14/10. Di rilievo anche la presenza di Daphnia
hyalina con un minimo di 400 ind/m3 ed un massimo di circa 2300
ind/m3. Anche Diaphanosoma
brachiurum, cladocero tipico della stagione calda, raggiunge densità di
circa 2900 ind/m3 nel prelievo del 14/10. Il predatore invertebrato Leptodora kindti è invece riscontrabile
solamente nel 1° campionamento.
Nella figura 19 è illustrato il confronto tra le
densità dei taxa principali relative alle due profondità di campionamento.
In questo caso, al fine di
rendere confrontabili i valori, è necessario analizzare i dati in termini di
unità di superficie (ind/m2). Risulta evidente il notevole
incremento di densità di Copepodi e Cladoceri nel prelievo del 14/10 rispetto a
quello del 2/10. Ciò è certamente collegato all’inizio della fase di
circolazione termica autunnale e quindi alla parziale risalita dei nutrienti
accumulati nell’ipolimnio. Dalla figura è anche rilevabile che la percentuale
prevalente del popolamento zooplanctonico è presente nei primi 6 metri di
profondità. In particolare la percentuale di Copepodi presenti nello strato 0-6
metri rappresenta rispettivamente il 51% ed il 73% dello strato 0-20 metri alle
due date di campionamento. Per quanto riguarda il taxon dei Cladoceri, composto
da specie più stenoterme calde, le percentuali dello strato 0-6 metri
rappresentano rispettivamente il 69% e l’86% del totale da 0 a 20 metri. Lo
zooplancton appare dunque maggiormente concentrato negli strati superficiali, e
quindi teoricamente disponibile per il deflusso in Adda.
Anche per quanto riguarda il popolamento
zooplanctonico sono disponibili due date di campionamento, dal 26/6/03 al
21/11/03. E’ stata considerata un’unica profondità di prelievo sulla verticale,
da 0 a 7 metri (fondo). I risultati dei
taxa riscontrati, espressi in individui/m3 ed indi/m2,
sono riportati nella seguente tabella. Per quanto riguarda i Rotiferi, che non
rappresentano in genere una fonte alimentare diretta per il popolamento ittico,
sono state considerate solo le specie più frequenti.

Nel campionamento del
26/6 è stato effettuato un prelievo di zooplancton anche nelle stoppate. Nonostante
in queste ultime esistano condizioni favorevoli alla formazione della
componente planctonica (lento ricambio idrico), le densità di zooplancton
rilevate il 26/6 all’interno delle stoppate risultano nettamente inferiori a
quelle del corso principale dell’Adda (figura 20). Questo aspetto anomalo
meriterebbe un maggiore approfondimento, in quanto le stoppate potrebbero
rappresentare una zona ottimale per le prime fasi di sviluppo del novellame
ittico.
Per quanto riguarda invece i
dati rilevati in località Casa gialla si evidenziano densità zooplanctoniche
molto limitate, ad esclusione del campionamento del 26/6 che riporta una
discreta presenza di Cladoceri ed in particolare della specie Daphnia hyalina. Quest’ultima raggiunge
infatti una densità di 2780 ind/m3. Un altro picco di Cladoceri,
meno importante del precedente, è relativo al 5/11 con la specie Eubosmina coregoni che segnala un
densità di circa 2.000 ind/m3. La presenza del taxon dei Copepodi,
rappresentati principalmente dalla specie Eudiaptomus
padanus, è invece più limitata ed indica densità sempre inferiori ai 1500
ind/m3 (figura 21). Come già indicato in precedenza, il taxon dei
Rotiferi non rappresenta in genere una fonte alimentare diretta per il
popolamento ittico, e riveste quindi un’importanza minore nell’analisi delle
disponibilità alimentari. I taxa dei Copepodi e dei Cladoceri sono invece la
principale fonte alimentare dei primi stadi vitali delle specie ittiche e la
loro presenza è quindi prioritaria nel determinare la produttività di un corpo
idrico. Nella figura 22 è visualizzata l’evoluzione, in termini di densità,
della somma dei due taxa durante il periodo di indagine. Risulta evidente che
l’unica densità di rilievo è relativa al campionamento del 26/6, che indica un
valore di circa 4500 ind/m3. Al termine della stagione estiva si
verifica un crollo delle disponibilità zooplanctoniche, con densità che
scendono a soli 340 ind/m3. Parallelamente a questa situazione si
osserva la migrazione del popolamento ittico verso la diga di Olginate,
chiaramente finalizzata alla ricerca
dello zooplancton in uscita dal lago di Garlate.


Nel
mese di ottobre si evidenzia una leggera ripresa, probabilmente collegata alla risalita
dei nutrienti dall’ipolimnio del lago di Garlate e quindi all’aumento della
componente fitoplanctonica, base alimentare dello zooplancton. Le densità
restano comunque molto limitate, con valori sempre inferiori a 2400 ind/m3.
L’ultimo campionamento del 21/11 segnala un nuovo crollo di densità (<800
ind/m3).
Il
confronto della densità zooplanctonica tra le due stazioni di campionamento (Garlate
e Brivio) può fornire utili indicazioni sulle dinamiche alimentari del tratto
di Adda esaminato. In particolare possono essere confrontati i dati relativi
allo strato 0-6 metri del lago di Garlate (che rappresenta il livello di
deflusso del lago) con i prelievi effettuati in località Casa gialla (0-7
metri) a Brivio alle date 2/10/03 e 15/10/03. Nella seguente tabella sono
riportati i valori relativi alle due date di campionamento in parallelo.
Risulta evidente la notevole
diminuzione dei crostacei planctonici dalla stazione di monte a quella di
valle. Per quanto riguarda i Copepodi il tasso di sopravvivenza è pari al 18%
il 2/10 e solamente al 4% il 15/10. I Cladoceri indicano invece un tasso di
sopravvivenza omogeneo, pari circa al 6% in entrambe le rilevazioni. Il taxon
dei Rotiferi è meno importante come risorsa alimentare per il popolamento
ittico a causa delle dimensioni nettamente inferiori rispetto ai crostacei
planctonici. La conclusione importante è che più del 90% dello zooplancton presente
nel lago di Garlate viene predato prima di raggiungere il tratto di Adda in
comune di Brivio. Ciò spiega pertanto la migrazione del popolamento ittico
dall’Adda al lago di Olginate, subito dopo lo sbarramento, al termine della
stagione estiva. In questo periodo si verifica infatti una marcata riduzione
della densità zooplanctonica a causa della perdita di nutrienti negli strati
superficiali del lago in seguito ai fenomeni di sedimentazione durante la fase
di stratificazione termica. Le condizioni di carenza alimentare spingono
pertanto il pesce verso la zona di provenienza dello zooplancton, e quindi
verso il lago di Garlate.
Nelle figure 23 e 24 è visualizzato il confronto tra
le densità zooplanctoniche di Garlate e Adda alle due date di campionamento parallelo.
Risulta evidente la notevole perdita di densità nella stazione di valle, In
particolare nel prelievo del 15/10.


I campionamenti della fauna bentonica profonda sono stati effettuati in data 2/10/03 ed hanno preso in considerazione il tratto di Adda compreso tra la località Foppone e la località casa gialla. Complessivamente sono stati analizzati 6 punti di campionamento con profondità comprese tra 4 e 7 metri. I risultati sono riportati nella seguente tabella:
|
|
Campione n°1 prof. 6m |
Campione n°2 prof. 5m |
Campione n°3 prof. 7m |
Campione n°4 prof. 5m |
Campione n°5 prof. 5m |
Campione n°6 prof. 4m |
|
Dreissena p. |
22 |
28 |
0 |
0 |
0 |
0 |
|
Oligocheti |
1 |
8 |
0 |
5 |
0 |
0 |
|
Irudinei |
2 |
1 |
0 |
0 |
0 |
0 |
|
Unio sp. |
1 |
1 |
0 |
0 |
0 |
0 |
|
Chironomidae |
0 |
3 |
0 |
0 |
0 |
0 |
|
Ephemera sp. |
0 |
0 |
3 |
0 |
0 |
1 |
|
Nepomorfi |
0 |
0 |
0 |
1 |
0 |
0 |
|
Bivalvi |
0 |
0 |
0 |
0 |
1 |
0 |
|
Ceratopogonidae |
0 |
0 |
0 |
0 |
0 |
1 |
Il fondale appare piuttosto
compatto, costituito in prevalenza da ghiaia mista a sabbia e limo. Appare
evidente che l’unico elemento rappresentato in alcuni zone con valori di
rilievo è il bivalve Dreissena polimorpha
(foto 5). Considerando che l’apertura della benna è di 125 cmq si ricava una
densità media pari circa a 7 ind/dmq. Si tenga però presente che questo mollusco
è scarsamente accessibile come risorsa alimentare per la fauna ittica, in
quanto solo la savetta
(Chondrostoma soetta) e, in modo più contenuto, il pigo (Rutilus pigus) sono in grado di rompere
il guscio esterno. Poco rappresentati risultano invece gli oligocheti ed i
chironomidi, che dovrebbero invece costituire la componente più importante in
questi tipo di substrato.
La scarsità di interstizi limita fortemente la presenza delle larve di insetti, rappresentati unicamente da Efemerotteri con qualche individuo del genere Ephemera (foto 6). Gli altri taxa riscontrati segnalano rilevamenti occasionali e pertanto poco rappresentativi. La zona bentonica profonda segnala quindi una sostanziale scarsità di risorse alimentari per la fauna ittica, in parte derivante dalla limitata diversità ambientale ed alla conseguente carenza di interstizi.
Per quanto riguarda i
macroinvertebrati presenti nella zona litorale sono state analizzate tre zone
comprese tra la località Foppone e la trattoria “da Bruno”, a profondità
comprese tra 1 e 3 metri. La prima è relativa ad un tratto di fondale sabbioso-limoso
privo di vegetazione acquatica. In questo caso l’unico rilevamento è costituito
da rari oligocheti. La seconda zona di indagine è relativa ad un tratto
litorale a Vallisneria sp., macrofita
sommersa abbastanza frequente nel tratto di Adda esaminato. Questo ambiente si
è dimostrato il più ricco in termini di invertebrati. Sono infatti presenti con
discrete densità alcune specie zooplanctoniche tipiche dell’ambiente litorale a
macrofite, quali Simocephalus sp. e Mesocyclops sp. (foto 7 e 8). A differenza delle specie zooplanctoniche
riscontrate nella parte centrale del fiume, che provengono dai bacini lacustri
a monte, queste specie litorali rappresentano la parte di copepodi e cladoceri
che riesce a svolgere l’intero ciclo vitale nell’ambiente fluviale.
Considerando la superficie coperta da Vallisneria
ne risulta comunque una biomassa molto limitata che non è certamente in grado
di soddisfare le esigenze alimentari della fauna ittica presente. Sempre nel
secondo tratto esaminato è stata riscontrata anche la presenza di larve di Chironomidi e vari taxa di
Gasteropodi, con densità però di minore importanza.
La
terza zona indagata, localizzata in prossimità del Foppone, rappresenta sempre
un tratto a macrofite sommerse (Elodea sp.
e altre specie). In questo caso l’ambiente segnala la presenza di invertebrati di maggiori dimensioni,
costituiti da larve di Zigotteri (foto 9) e neanidi di Nepomorfi. Le densità
sono comunque limitate e non rappresentano una fonte alimentare di rilievo.
1a
zona – fondale sabbioso misto a limo
|
Oligocheti |
+ |
2a zona - Vallisneria sp.
|
Simocephalus sp. |
++ |
|
Mesocyclops sp. |
+ |
|
Chironomidae |
+ |
Gasteropodi
|
+ |
3a zona
- macrofite sommerse varie
|
Larve
di zigotteri |
++ |
|
Neanidi
di Nepomorfi |
+ |

In
data 15/10/03 è stato effettuato un sopralluogo sul tratto di Adda oggetto di
indagine con l’impiego di un ecoscandaglio, al fine di valutare la consistenza
della fauna ittica nella parte centrale del fiume che presenta in genere una
profondità superiore ai 6 metri. In realtà l’ecoscandaglio fornisce indicazioni
attendibili in ambienti di maggiore profondità, in quanto la fauna ittica non
viene disturbata dal movimento del natante. I dati relativi alla zona profonda
dovrebbero comunque fornire un quadro indicativo, anche se non in termini
assoluti, della densità della fauna ittica nel momento dell’indagine.
I
tratti di fiume presi in considerazione sono i seguenti:
1.
Sezione
trasversale del fiume in località casa gialla.
2.
Profilo
centrale da trattoria Cantù a località
casa gialla.
3.
Profilo
centrale (zoom fondale) da località casa gialla a ponte piatto.
4.
Profilo
centrale da Foppone a trattoria da Bruno.
Nel
primo tratto analizzato non viene evidenziata la presenza di fauna ittica
(figura 25). Il profilo del fondale si presenta molto regolare con una
profondità massima di circa 8 metri. La parte litorale appare molto ripida e
priva di asperità. La parte centrale della sezione rappresenta il punto fisso
di campionamento di acqua e zooplancton.
Il
secondo tratto esaminato (figura 26) indica la presenza di 2 esemplari,
rispettivamente a circa 2 metri e a circa 5 metri di profondità. Si consideri
che la lunghezza di questo tratto di fiume è pari a circa 350 metri. La profondità media si mantiene intorno ai 6 metri,
ad esclusione di una buca nella parte
finale che raggiunge quasi i 10 metri di profondità.
Nel
terzo tratto è stata analizzata con maggiore dettaglio la zona profonda con
l’impiego dell’apposito zoom. La lunghezza totale della sezione esaminata è pari
a circa 600 metri. L’ecoscandaglio rileva la presenza di un esemplare a circa 6
metri di profondità (figura 27). Il profilo del fondale nella parte centrale si
presenta in questo caso molto irregolare, con una buca finale che scende ad una
profondità superiore ai 10 metri.
Il
quarto tratto preso in esame segnala una maggiore presenza di pesci, compresi
tra i 2 ed i 6 metri di profondità (figura 28). La maggiore frequenza di
rilevamenti è localizzata nella parte iniziale, in prossimità dell zona del Foppone
ed in corrispondenza del punto di massima profondità (11 metri). Nella parte
centrale è invece rilevabile una notevole risalita del fondale, condizione che
può determinare la presenza di zone a debole corrente favorevoli alle specie
ittiche più tipiche di acque lentiche.
La lunghezza totale del tratto esaminato è pari a circa 750 metri.
I
risultati dell’indagine condotta tramite ecoscandaglio indicherebbero pertanto
una limitata presenza di fauna ittica ed in particolare l’assenza di banchi di
novellame nella parte centrale del fiume. Gli unici rilevamenti sono
rappresentati da soggetti in prevalenza singoli o di poche unità.


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In
data 8/10703 è stato effettuato un prelievo di novellame ittico nel tratto di
Adda oggetto di studio. Per l’operazione è stata utilizzata una bilancia di
maglia 6 mm. La composizione del campione raccolto è illustrata nella figura
29.
La specie predominante è
risultata il pigo (Rutilus pigus) con
35 soggetti, seguito dalla scardola (Scardinius
erythrophthalmus) con 28 soggetti. Questi due ciprinidi rappresentano
quindi la percentuale prevalente del campione (72%). Le altre specie sono
presenti con frequenze inferiori; in particolare si evidenzia il persico reale
(Perca fluviatilis) con 11 soggetti,
il cavedano (Leuciscus cephalus) con
7 soggetti, il barbo (Barbus plebejus)
con 5 soggetti e l’alborella (Alburnus
alburnus alborella) con un solo esemplare.
Le specie ittiche presenti nel campione con un
numero superiore a 10 soggetti saranno analizzate singolarmente, mentre per
quanto riguarda le rimanenti verrà esposto un quadro di sintesi generale.
Per quanto riguarda l’aspetto sanitario, non sono
state riscontrate patologie di rilievo nei soggetti esaminati.
Tutti i soggetti presenti
nel campione appartengono alla classe di età 0+ (nati cioè nell’anno in corso).
La lunghezza totale è compresa tra 45 mm e 85 mm. Nella figura 30 è illustrata
la distribuzione di frequenza percentuale delle lunghezze. Risulta evidente che
l’83% dei soggetti presenta una lunghezza totale compresa tra 50 e 70 mm,
mentre la massima frequenza (40%) è relativa all’intervallo 61-65 mm. La
lunghezza media risulta pari a 64 mm con una deviazione standard pari a 7,71.
Poiché l’accrescimento nel periodo novembre-marzo è quasi nullo, la lunghezza
media di ottobre si può considerare come indicativa del 1° anno di età. Il peso
medio risulta pari a 2,0 grammi.
L’analisi
della relazione lunghezza-peso (figura 31) indica un esponente pari a 3,06 che
non evidenzia pertanto una crescita tendenzialmente isometrica perlomeno
nell’intervallo di taglia esaminato.
Il
fattore di condizione di Fulton indica un valore medio di 0,73 che mette in
evidenza una limitata riserva di grassi: nel periodo autunnale il fattore di
condizione dovrebbe infatti risultare più prossimo all’unità. Nella figura 32 è
illustrata la distribuzione di frequenza percentuale del fattore di condizione
K. Risulta evidente che l’intervallo che segnala la maggiore frequenza (57%) è
quello compreso tra 0,71 e 0,75. E’ presente anche un individuo con valore di K
nettamente più elevato (0,9) rispetto alla media.
L’analisi
del contenuto alimentare indica la presenza costante di detrito vegetale e
l’assenza di forme di origine animale.
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3.4.2.2 Scardola (Scardinius
erythrophthalmus)Tutti
i soggetti presenti nel campione appartengono alla classe di età 0+ (nati cioè
nell’anno in corso). La lunghezza totale è compresa tra 45 mm e 86 mm. Nella
figura 33 è illustrata la distribuzione di frequenza percentuale delle
lunghezze. Risulta evidente che l’82% dei soggetti presenta una lunghezza
totale compresa tra 40 e 70 mm, mentre la massima frequenza (43%) è relativa
all’intervallo 50-60 mm. La lunghezza media risulta pari a 59 mm con una
deviazione standard di 11,4. Poiché l’accrescimento nel periodo novembre-marzo
è quasi nullo, la lunghezza media di ottobre si può considerare come indicativa
del 1° anno di età. Il peso medio risulta pari a 2,2 grammi.
L’analisi della relazione lunghezza-peso (figura 34) indica un esponente pari a 3,2 che indica pertanto un accrescimento allometrico della specie. A titolo di confronto possono essere utilizzate le relazioni lunghezza peso relative al lago del Segrino nel mese di settembre (Negri 1996) ed al lago di Montorfano nel mese di novembre (Negri, 1995). Dalle rispettive relazioni lunghezza-peso è possibile ricavare i pesi medi a parità di lunghezza. Nella figura 35 è evidenziato il confronto tra i campioni di scardola dei tre bacini analizzati. Risulta evidente che il campione di Brivio indica, a parità di lunghezza, un peso medio teorico che si colloca in una posizione intermedia rispetto ai valori leggermente inferiori del Montorfano ed a quelli leggermente superiori del Segrino. Si consideri peraltro che tali limitate variazioni del fattore di condizione potrebbero essere collegate alla diversa data di campionamento, anticipata per il Segrino (settembre) e posticipata per il Montorfano (novembre). Il fattore di condizione K indica un valore medio pari a 0,92, confermando uno stato di nutrizione ottimale per questa specie. L’analisi del contenuto alimentare indica però la presenza costante di vegetali (foglie di macrofite sommerse) e l’assenza di forme di origine animale.


Tutti i soggetti presenti
nel campione appartengono alla classe di età 0+ (nati cioè nell’anno in corso).
La lunghezza totale è compresa tra 74 mm e 108 mm. Nella figura 36 è illustrata
la distribuzione di frequenza percentuale delle lunghezze. Risulta evidente che
l’82% dei soggetti presenta una lunghezza totale compresa tra 76 e 95 mm,
mentre la massima frequenza (64%) è relativa all’intervallo 76-85 mm. La
lunghezza media risulta pari a 85 mm con una deviazione standard di 9,89.
Poiché l’accrescimento annuale per questa specie termina nel mese di novembre,
la lunghezza media di ottobre si può considerare come indicativa del 1° anno di
età.
L’accrescimento
lineare del 1° anno di vita risulta sovrapponibile a quello rilevato per il
persico reale del lago di Como (Negri 2000), che indica una lunghezza media al
1° anno pari a 87 mm.
Il
peso medio risulta pari a 6,2 grammi con una deviazione standard di 2,62.
Il
fattore di condizione di Fulton indica un valore medio di 0,96. A tale
proposito si consideri che questa specie nel periodo autunnale mostra
normalmente valori di K superiori all’unità. Un confronto con il lago di Como
segnala infatti un K medio di 1,08 a settembre e 1,09 a novembre. Questi valori
sono però riferiti in prevalenza a soggetti di età 1+ e pertanto tale confronto
non risulta del tutto corretto a causa della crescita allometrica del persico
reale.
Un
confronto più indicativo è ricavabile dai dati relativi ai laghi di Montorfano
(Negri, 1994) e Segrino (Negri, 1996), basati sulla classe di età 0+ nel
periodo autunnale.
Nella seguente tabella sono indicati i valori medi relativi ai parametri lunghezza totale, peso e fattore di condizione nei tre bacini considerati.
|
Classe 0+ |
Lunghezza
media (mm) |
d.s. |
Peso medio g |
d.s. |
K |
d.s. |
|
Adda a Brivio 08/10/03 |
85 |
9.89 |
6.2 |
2.62 |
0.96 |
0.06 |
|
Lago di Montorfano 17/10/94 |
98 |
7.21 |
9.3 |
2.31 |
0.97 |
0.08 |
|
Lago del Segrino
10/09/96 |
92 |
9.74 |
8.2 |
2.62 |
1.03 |
0.13 |
Risulta
evidente che nei due bacini lacustri è rilevabile un accrescimento lineare
maggiore nel 1° anno di vita, legato alla maggiore produttività di questi
ambienti. Per quanto riguarda il fattore di condizione non sono però
riscontrabili differenze importanti tra i corpi idrici considerati, con valori
compresi tra 0,96 (Adda a Brivio) e
1,03 (Segrino). Si può quindi concludere che il campione di persico reale
prelevato in Adda evidenzia una condizione di normalità per quanto riguarda il
rapporto lunghezza-peso e non indica pertanto uno stato di denutrizione.
Non
è stata rilevata la presenza di contenuti gastrici.
Vengono
di seguito presentati alcuni dati sintetici per le specie ittiche presenti nel campione
con un numero inferiore a 10 esemplari.
Il
cavedano (Leuciscus cephalus) è
presente nel campione con 7 soggetti, anche in questo caso tutti appartenenti
alla classe di età 0+ (1° anno di vita). La lunghezza media risulta pari a 64 mm,
con una deviazione standard di 5,79. Il peso medio è pari a 2,19 g, con una
deviazione standard di 0,58. Il fattore di condizione K indica un valore medio
di 0,82 (d.s=0,04). Non sono stati riscontrati contenuti alimentari.
Il
barbo (Barbus plebejus) è presente
nel campione con 5 soggetti, tutti appartenenti alla classe di età 0+ (1° anno
di vita). La lunghezza media risulta pari a 76 mm, con una deviazione standard
di 11,1. Il peso medio è pari a 4,7 g, con una deviazione standard di 2,35. Il
fattore di condizione K indica un valore medio di 1,0 (d.s=0,02), indicando un
rapporto lunghezza-peso ottimale. Questa è l’unica specie ittica che presenta
un contenuto alimentare di origine animale, costituito da larve di tricotteri.
L’alborella è presente nel campione con un unico soggetto di età 0+ , lunghezza 39 mm e peso 0,39 grammi. Nella tabella seguente è riportato un quadro riassuntivo del campione esaminato.
|
Classe 0+ |
Lunghezza
media (mm) |
d.s. |
Peso medio g |
d.s. |
K |
d.s. |
|
Cavedano(Leuciscus cephalus) |
64 |
5.79 |
2.2 |
0.58 |
0.82 |
0.04 |
|
Barbo(Barbus plebejus) |
76 |
11.10 |
4.7 |
2.35 |
1.00 |
0.02 |
|
Alborella (Alburnus alburnus alborella) |
39 |
- |
0.39 |
- |
0.66 |
- |
Per quanto riguarda le analisi relative alla qualità
dell’acqua non sono stati evidenziati fattori negativi di particolare rilievo.
Da segnalare la elevata temperatura rilevata alla prima data di campionamento
(26/6), con un valore minimo sulla colonna d’acqua superficie-fondo pari a
22,7°C. Ciò rappresenta certamente un fattore limitante per quanto riguarda la
presenza di specie ittiche appartenenti alla famiglia dei Salmonidi. Un altro
dato negativo è il picco di concentrazione di azoto nitroso (32 µg/l) relativo
al 2/10, che risulta però limitato nel tempo. Questo composto deriva comunque
dall’epilimnio del lago di Garlate in seguito ai normali processi fotosintetici
e non rappresenta quindi un fattore inquinante diretto. Qualche carico
inquinante di probabile origine civile nel tratto compreso tra Garlate e Brivio
è invece evidenziato dall’azoto ammoniacale, che non raggiunge però livelli
preoccupanti (< 110 µg/l).
La qualità dell’acqua dell’Adda a Brivio è
sostanzialmente sovrapponibile alla zona epilimnica del lago di Garlate, come
dimostrano le analisi in parallelo effettuate il 2/10 ed il 15/10. Le analisi
effettuate sul lago di Garlate indicano che al termine della stagione estiva è
presente un considerevole strato anossico al di sotto dei 23 metri di profondità. La risalita di
questo strato al termine della stagione autunnale, in seguito alla circolazione
termica, potrebbe determinare una condizione di carenza di ossigeno nel tratto
di Adda a valle. La concentrazione di riducenti è però limitata e quindi il
debito di ossigeno ipolimnico non è preoccupante. Al di sotto dei 23 metri è
presente anche un notevole accumulo di ortofosfato, nutriente di base per le
componenti vegetali, mentre l’azoto
ammoniacale raggiunge concentrazioni elevate al di sotto dei 30 metri.
Nonostante le condizioni di totale anossia non è stata rilevata la presenza di
idrogeno solforato.
La concentrazione media di fosforo totale durante il
periodo autunnale nel tratto di Adda esaminato è pari a 18 µg/l, valore che
indica condizioni di oligo-mesotrofia. Il rapporto azoto/fosforo è compreso tra
61 e 109, da cui risulta chiaramente che il fattore limitante della crescita
algale è rappresentato dal fosforo.
Per quanto riguarda le disponibilità alimentari sono
stati effettuati controlli sul popolamento zooplanctonico e su quello bentonico
(litorale e profondo).
I crostacei planctonici evidenziano densità in
genere molto limitate, con valori compresi tra 340 e 2400 ind/m3. Fa
eccezione il campionamento di giugno che indica una densità superiore (4550
ind/m3), rappresentata
principalmente dal cladocero Daphnia
hyalina. Due verifiche effettuate in parallelo tra il lago di Garlate e
l’Adda in località Casa gialla mettono in chiara evidenza che circa il 95% dei
crostacei planctonici scompare nel tratto compreso tra i due punti di
campionamento (figura 37). Ciò spiega pertanto la risalita del popolamento
ittico a valle della diga di Olginate, spinti alla ricerca dello zooplancton in
uscita dal lago di Garlate. Nel periodo autunnale è comunque riscontrabile una
notevole carenza di questa fonte alimentare.
Il popolamento bentonico non
mostra un quadro migliore. Il fondale appare piuttosto compatto, costituito in
prevalenza da ghiaia mista a sabbia e limo. L’unico elemento rappresentato in
alcune zone con valori di rilievo è il bivalve Dreissena polimorpha. Si tenga però presente che questo mollusco è
scarsamente accessibile come risorsa alimentare per la fauna ittica. Poco
rappresentati risultano invece gli oligocheti ed i chironomidi, che dovrebbero
invece costituire la componente più importante in questo tipo di substrato. La
scarsità di interstizi limita fortemente la presenza delle larve di insetti.
Gli altri taxa riscontrati segnalano rilevamenti occasionali e pertanto poco
rappresentativi. La zona bentonica profonda segnala quindi una sostanziale
scarsità di risorse alimentari per la fauna ittica, in parte derivante dalla
limitata diversità ambientale ed alla conseguente carenza di interstizi.
Per
quanto riguarda i macroinvertebrati presenti nella zona litorale sono state
analizzate tre zone. La prima è relativa ad un tratto di fondale
sabbioso-limoso privo di vegetazione acquatica. In questo caso l’unico
rilevamento è costituito da rari oligocheti. La seconda zona di indagine è
relativa ad un tratto litorale a Vallisneria
sp., macrofita sommersa abbastanza frequente nel tratto di Adda esaminato.
Questo ambiente si è dimostrato il più ricco in termini di invertebrati. Sono
infatti presenti con discrete densità alcune specie zooplanctoniche tipiche
dell’ambiente litorale a macrofite. Considerando la superficie coperta da Vallisneria ne risulta comunque una
biomassa molto limitata che non è certamente in grado di soddisfare le esigenze
alimentari della fauna ittica presente. La terza zona indagata rappresenta
sempre un tratto a macrofite sommerse. In questo caso l’ambiente segnala la
presenza di invertebrati di maggiori
dimensioni, costituiti in prevalenza da larve di Zigotteri. Le densità sono
comunque limitate e non rappresentano una fonte alimentare di rilievo.
Le analisi sul popolamento
ittico sono relative ad un campione di novellame prelevato in data
8/10703
nel tratto di Adda oggetto di studio. La composizione del campione raccolto
tramite bilancia è illustrata nella figura 38.
La specie predominante è risultata il pigo (Rutilus pigus) con 35 soggetti, seguito
dalla scardola (Scardinius
erythrophthalmus) con 28 soggetti. Questi due ciprinidi rappresentano
quindi la percentuale prevalente del campione (72%).
Tutti
i soggetti presenti nel campione appartengono alla classe di età 0+ (nati cioè
nell’anno in corso). Non sono state rilevate patologie di rilievo nel campione
esaminato. Per quanto riguarda il pigo il fattore di condizione medio risulta
pari a 0,73, valore che mette in evidenza una limitata riserva di grassi: nel
periodo autunnale il fattore di condizione per questa specie dovrebbe infatti
risultare più prossimo all’unità. L’analisi del contenuto alimentare indica la
presenza costante di detrito vegetale e l’assenza di forme di origine animale.
La
scardola indica un fattore di condizione medio pari a 0,92, confermando uno
stato di nutrizione ottimale per questa specie. L’analisi del contenuto
alimentare indica però la presenza costante di vegetali (foglie di macrofite
sommerse) e l’assenza di forme di origine animale.
Il
campione di persico reale evidenzia una condizione di normalità per quanto
riguarda il rapporto lunghezza-peso e non indica pertanto uno stato di
denutrizione. In questo caso non è stata rilevata la presenza di contenuti
gastrici.
Il problema principale di questo tratto di Adda sembra dunque individuabile nella carenza di risorse alimentari di origine animale, perlomeno a partire dal mese di settembre e durante l’intero periodo autunnale.
Appare evidente che la
consistenza del popolamento ittico è direttamente collegata alle disponibilità alimentari
di un corpo idrico. Queste a loro volta sono determinate dalla concentrazione
di nutrienti di base, quali carbonio, azoto e fosforo. La letteratura
scientifica è ricca di riferimenti in merito. Vengono di seguito riportati due
esempi riferiti agli ambienti lacustri: la prima indica una chiara relazione di
tipo lineare tra la concentrazione di fosforo ed il pescato (figura 39), la
seconda rappresenta una relazione,
sempre di tipo lineare, tra la biomassa di macroinvertebrati bentonici per
unità di superficie ed il pescato (figura 40). In altri termini ciò significa
che all’aumentare della concentrazione di fosforo o di macroinvertebrati
bentonici corrisponde un parallelo incremento del pescato in termini di
biomassa.
Un altro importante fattore da considerare è che per la proliferazione del fitoplancton (base alimentare dello zooplancton) è necessario un tempo di ricambio idrico superiore a 3 giorni. Ne consegue che nel corso principale del fiume Adda non è possibile la formazione di una catena alimentare che porti alla formazione dello zooplancton, se in alcune ristrette zone litorali in cui prevalgono specie detritivore. Per quanto riguarda questa fonte alimentare l’Adda dipende pertanto dal carico in uscita dai bacini lacustri posti a monte, quindi in questo caso dal lago di Garlate e, in secondo luogo, dal lago di Como. La trofia (intesa come concentrazione di P totale) di questi bacini lacustri si è però sensibilmente ridotta nell’ultimo ventennio, grazie agli interventi di collettamento degli scarichi fognari e alla legge sui detersivi del 1988 che ha ridotto la concentrazione di fosforo.

Questa campagna di risanamento
ha portato ad un miglioramento della qualità dell’acqua dal punto di vista
estetico e di alcuni usi (balneazione, potabilità), ma ha diminuito le
potenzialità produttive dei corpi idrici. Nella figura 41 è illustrata la
tendenza evolutiva della concentrazione di P totale dal 1989 al 2000 nella stazione di Abbadia, che rappresenta
la parte terminale del ramo di Lecco.
Risulta evidente che il fosforo è quasi dimezzato
nell’ultimo decennio e pertanto la stessa evoluzione è considerabile per il lago
di Garlate e per l’Adda emissario, che ne rappresentano la naturale continuità
idrologica. Per la comprensione di alcuni fenomeni è inoltre fondamentale considerare le dinamiche
limnologiche dei corpi idrici da cui l’Adda emissario deriva.
Se si analizza l’evoluzione
annuale della concentrazione di fosforo nella stazione di Lecco (dati 1991-92
Chiaudani-Premazzi) risulta evidente che durante i mesi caldi la maggior parte
del fosforo è confinato negli strati profondi (figura 42). Ciò rappresenta il
risultato della sedimentazione e della conseguente mineralizzazione della
sostanza organica quando sono presenti condizioni di stratificazione termica.
In genere le acque superficiali sono pertanto povere di nutrienti, in
particolare durante i mesi estivi. I massimi livelli di fosforo in superficie
vengono raggiunti a fine inverno quando la circolazione termica rimescola
l’intera colonna d’acqua. L’incremento primaverile dei nutrienti nello strato
fotico determina a sua volta un rapido aumento della componente planctonica,
grazie anche all’aumento della temperatura e della radiazione solare. Ciò
spiega quindi la maggiore concentrazione di zooplancton rilevata nel mese di
giugno nell’Adda emissario. Il problema maggiore è stato riscontrato però nel
periodo tardo estivo-autunnale, quando la densità planctonica è risultata
minima. Si tenga quindi presente che, per quanto riguarda i nutrienti, le acque
dell’Adda emissario subiscono la stessa evoluzione annuale delle acque
superficiali del bacino di Lecco, peggiorate da un’ulteriore processo di
sedimentazione nel lago di Garlate (figura 43).

Per migliorare le
disponibilità alimentari del popolamento ittico è quindi necessario aumentare
il carico planctonico in uscita dal lago di Garlate. Se si analizzano i dati
relativi al campionamento del 2/10 sul lago di Garlate risulta evidente che
nell’ipolimnio è presente una notevole quantità di fosforo che resterà però
inutilizzato. La circolazione termica dello strato inferiore ai 25 metri
dovrebbe infatti avvenire verso la fine di dicembre (prof.max 34 metri), quando
ormai i processi fotosintetici sono ridotti al minimo a causa delle basse
temperature e della ridotta radiazione solare. Se si considera poi che il tempo
teorico di ricambio idrico del lago di Garlate è di circa una settimana,
risulta chiaro che l’onda di nutrienti sale e transita rapidamente per l’Adda
emissario senza portare benefici dal punto di vista produttivo (figura 44).
![]()

Un utilizzo più razionale di questa risorsa potrebbe
invece migliorare sensibilmente le disponibilità alimentari per il popolamento
ittico.
In
pratica ciò sarebbe ottenibile tramite un prelievo ipolimnico nel lago di
Garlate al termine del periodo estivo, al fine di portare i nutrienti nella
zona fotica ed aumentare quindi la produzione planctonica durante il periodo
autunnale. Ovviamente il prelievo dovrà essere opportunamente calibrato in modo
da mantenere una concentrazione di P totale di almeno 30 µg/l contro i circa 15 µg/l attuali. La zona
ottimale di prelievo è compresa tra i 25 ed i 30 metri, dove si raggiungono
concentrazioni di ortofosfato comprese tra 130 e 290 µg/l (figura 45).
Particolare
attenzione dovrà essere
posta nel controllo del rapporto N/P, al fine di limitare i rischi collegati a
fioriture di Cianobatteri che generalmente prevalgono in condizioni di carenza
di azoto. E’ importante considerare che, nonostante le condizioni anossiche al
di sotto dei 23 metri, non è stata rilevata la presenza di idrogeno solforato.
Questo composto rappresenta infatti un pericolo perché, oltre a risultare
tossico per la fauna ittica, è in grado di ossidarsi per via chimica (anziché
biochimica come altri composti riducenti) e provocherebbe quindi un rapido
consumo di ossigeno disciolto negli strati superficiali. Anche la
concentrazione di azoto ammoniacale risulta contenuta fino a 25 metri (80
µg/l), mentre sale a circa 500 µg/l a
30 metri. In questo caso la profondità ottimale di prelievo dovrà quindi essere
calibrata sulla base del rapporto N/P. Il prelievo dall’ipolimnio potrà essere
effettuato tramite una aspirazione leggera, distribuendo il volume prelevato su
una superficie più ampia possibile nella regione opposta all’emissario. I tubi
di prelievo potranno essere mantenuti in sospensione tramite boe di ancoraggio.
E’ importante però sottolineare che questa ipotesi di intervento richiede
ovviamente un apposito progetto preliminare nel quale verranno determinate le
modalità ottimali di prelievo, i volumi dei singoli strati tramite le curve
batimetriche, eventuali fattori di rischio ed i relativi costi. Un aspetto
negativo potrebbe essere la diminuzione della trasparenza in seguito
all’aumento della densità fitoplanctonica; questo fenomeno dovrebbe però
concentrarsi nella fase iniziale dell’intervento, prima che si raggiunga un
rapporto ottimale tra fito e zooplancton che dovrà essere mantenuto. Iniziando
l’intervento nel mese di settembre le interferenze con l’uso
estetico-ricreativo del lago (balneazione) appaiono peraltro limitate. In questo
modo sarebbe quindi possibile ottenere un consistente incremento della densità
zooplanctonica nel lago di Garlate e quindi nell’Adda emissario, migliorandone
sensibilmente le disponibilità alimentari nel periodo autunnale che sembra
rappresentare la fase critica per il popolamento ittico.
Un
altro intervento di minore entità finalizzato all’incremento della risorsa
planctonica potrebbe consistere in una gestione mirata delle stoppate,
utilizzandole cioè come “nursery” per le prime fasi di accrescimento del
novellame ittico. Questi bacini interni di limitata profondità ed a lento
ricambio potrebbero rappresentare un luogo ottimale per lo sviluppo dello
zooplancton, alimento primario dei primi stadi vitali di tutte le specie
ittiche. Già in passato erano infatti utilizzate come riserve di pesca. Al fine
di ottenere un’elevata produzione planctonica inizialmente questi bacini
potrebbero essere opportunamente “concimati” con prodotti a base di fosforo e
composti azotati, calibrando le quantità ed i tempi in modo da raggiungere
un’elevata densità di organismi planctonici nel periodo di schiusa delle uova
delle specie ittiche da incrementare. La deposizione potrà essere favorita
tramite l’impiego di appositi substrati di deposizione (salici, pini artificiali,
letti ghiaia, ecc.), mentre l’ingresso dei riproduttori potrà essere facilitato
aumentando i canali di collegamento con il corso principale del fiume. In
alternativa le uova dei ciprinidi, che presentano la
caratteristica adesività, potranno essere trasferite direttamente nelle
stoppate tramite l’impiego di mattoni forati sui substrati di riproduzione
esterni che vengono già allestiti utilizzando ghiaietto di fiume.
Anche
questo tipo di intervento richiede comunque uno studio preliminare che
comprenda una rilevazione dei principali fisico-chimici dell’acqua all’interno
delle stoppate nel periodo aprile-luglio al fine di evidenziare la presenza di
eventuali fattori negativi che possano ridurre il tasso di sopravvivenza degli
avannotti. Il singolo controllo effettuato nell’indagine attuale non è infatti
sufficiente per definire un quadro realistico dello stato di qualità attuale
delle stoppate. Parallelamente sarà possibile mettere in atto dei primi
interventi a scopo sperimentale, valutando i risultati ai fini di un eventuale
e futuro intervento su più ampia scala.
Per
quanto riguarda infine il corso principale del fiume è già stato messo in
evidenza come il principale fattore limitante per lo sviluppo della fauna
bentonica è rappresentato dalla scarsa disponibilità di interstizi. In questo
caso un’operazione su larga scala non è praticabile. Un intervento utile è
certamente l’allestimento di substrati artificiali, simili a quelli già
utilizzati per favorire la deposizione dei ciprinidi, costituiti però da
ciottoli di dimensione 6-20 cm anziché da ghiaietto e posizionate anche a
maggiore profondità. Queste strutture rappresentano l’habitat ideale per le
larve di insetti (efemerotteri, tricotteri), poiché all’interno si creano
numerosi interstizi di opportune dimensioni. Le zone di allestimento dovranno
essere caratterizzate da substrato compatto e assenza di macrofite sommerse.
Anche in questo caso sarà opportuno allestire inizialmente un numero limitato
di substrati, sui quali verificare la densità di macroinvertebrati in funzione
di alcune variabili ambientali (profondità, velocità dell’acqua, temperatura,
ecc.) e sulla base dei risultati individuare in seguito le zone ottimali. A
titolo sperimentale è proponibile anche l’allestimento di strutture a ciottoli
a sviluppo verticale in gabbie di rete, che potrebbero inoltre creare zone di
morta utili come rifugio per la fauna ittica. La creazione di insenature
artificiali favorirebbe il richiamo del novellame, offrendo la possibilità di
un’eventuale alimentazione artificiale in loco durante i mesi invernali. Questi
interventi richiedono ovviamente un progetto preliminare di ingegneria
naturalistica fluviale, che prenda in considerazione tutte le variabili legate
alle dinamiche idrauliche del fiume.
La
finalità generale è comunque di aumentare la diversità ambientale di questo
tratto di Adda e creare quindi le condizioni idonee alla vita di un maggiore
numero di specie di invertebrati acquatici. In questa ottica è pertanto
positivo anche l’incremento delle legnaie che, oltre a costituire una
superficie colonizzabile per gli invertebrati acquatici, rappresentano anche
una struttura di rifugio per gli avannotti.
In un secondo tempo, quando cioè saranno stati messi in atto gli interventi per aumentare le disponibilità alimentari verificandone i risultati, sarà possibile intervenire anche con un ripopolamento ittico diretto. Nel caso di un incremento della componente zooplanctonica è in futuro ipotizzabile una eventuale campagna di reintroduzione dell’alborella, utilizzando il metodo dei mattoni forati per il trasferimento di uova fecondate dal lago di Como.
RINGRAZIAMENTI
·
Un
ringraziamento particolare a Mario Bandera per la preziosa e valida
collaborazione in tutte le fasi di campionamento.
· Un ringraziamento anche a “Paolo” per la gentile disponibilità della barca.